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Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA): cos’è?

Cos'è l'Autorizzazione Integrata Ambientale AIA. La guida A.T.E.N.A Consulting

In questo articolo andremo ad analizzare una delle normative più importanti in materia ambientale: la cosiddetta Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.). Vedremo insieme:

  • tutte le sue caratteristiche principali;
  • quali autorizzazioni sostituisce;
  • la normativa;
  • chi è il gestore AIA;
  • quali attività sono soggette ad AIA e a quali aziende si applica;
  • quali sono gli obiettivi e quanto dura AIA;
  • le differenze con altre autorizzazioni come la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Iniziamo!

Cosa si intende per AIA?

L’AIA è il provvedimento con cui viene autorizzato l’esercizio di una installazione in cui sono svolte una o più attività tra quelle riportate nell’allegato VIII (AIA di competenza regionale) e nell’allegato XII (AIA di competenza statale) alla Parte II del D. Lgs 152/2006, in conformità ai requisiti di cui al Titolo III-bis della Parte II medesima.

Come riportato da certifico.com, ecco lo schema che descrive le caratteristiche dell’AIA:

Quali principi generali deve seguire l’autorità competente per l’AIA?

L’autorità competente, nel determinare le condizioni per l’autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:

  • devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell’inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili;
  • non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;
  • è prevenuta la produzione dei rifiuti a norma della parte quarta del presente decreto; i rifiuti la cui produzione non è prevenibile sono in ordine di priorità e conformemente alla parte quarta del presente decreto, riutilizzati, riciclati, ricuperati o, ove ciò sia tecnicamente ed economicamente impossibile, sono smaltiti evitando e riducendo ogni loro impatto sull’ambiente;
  • l’energia deve essere utilizzata in modo efficace ed efficiente;
  • devono essere prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
  • deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività e il sito stesso deve essere ripristinato conformemente a quanto previsto all’articolo 29-sexies, comma 9-quinquies.

Quali autorizzazioni sostituisce l’AIA?

L’AIA sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali, di cui all’Allegato IX alla parte seconda del Decreto Legislativo 152/2006:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermi restando i profili concernenti aspetti sanitari  (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte V, Titolo I );
  • autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte III, Titolo IV, Capo II);
  • autorizzazione unica smaltimento e recupero rifiuti (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., art. 208 e 210);
  • autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 209/1999);
  • autorizzazione all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione (D. Lgs. 99/1992).
  • autorizzazione allo scarico rilasciata dal Magistrato alle Acque di Venezia, limitatamente alle condizioni di esercizio degli scarichi idrici e alle modalità di controllo di tali condizioni (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 1995, n. 206, articolo 2, comma 2).

L’azienda ottiene quindi un’autorizzazione integrata perché relativa a più aspetti ambientali e alla loro interazione.

AIA, Autorizzazione Integrata Ambientale: Normativa

I riferimenti normativi fondamentali per l’AIA sono, a livello di Unione europea, la direttiva 2010/75/UE e, a livello nazionale, recepita in Italia con Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46.

Il Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 46 modifica il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cd. Testo Unico Ambientale), introducendo nella Parte Seconda il Titolo III-bis (articoli 29-bis e seguenti) e gli Allegati VIII, IX, X, XI, XII e XII- bis alla Parte Seconda, dedicati alla disciplina dell’AIA.

Chi è il gestore AIA?

Come esplicitato dalla normativa, il “gestore” AIA è: 

qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o gestisce, nella sua totalità o in parte, l’installazione o l’impianto oppure che dispone di un potere economico determinante sull’esercizio tecnico dei medesimi.

Quali sono le attività soggette ad AIA?

Le attività soggette all’AIA sono individuate espressamente dalla legge, con un rinvio all’apposito allegato (che cita principalmente, ma non esclusivamente, i settori energetico, industriale, chimico e di gestione dei rifiuti).

In particolare, si fa riferimento a determinati impianti e alle rispettive modifiche sostanziali per identificare, in seconda battuta, le attività industriali rispetto alle quali l’AIA trova applicazione (art. 6, comma 13, d.lgs. n. 152/2006).

Quali sono gli obiettivi per le attività soggette ad AIA?

Gli obiettivi fissati, da perseguire anche attraverso l’applicazione delle migliori tecniche disponibili, riguardano:

Quanto dura l’autorizzazione integrata ambientale?

La durata dell’AIA è di dieci anni, tranne che per i siti registrati EMAS (sedici anni) e per quelli certificati ISO 14001 (dodici anni), in funzione incentivante dei sistemi di gestione ambientale.

Al di là della scadenza, è peraltro possibile un riesame dell’autorizzazione, in presenza di determinate condizioni:

  • se vi sia comunque un inquinamento tale da rendere necessaria la revisione dei valori-limite;
  • se vi siano stati degli aggiornamenti sostanziali alle migliori tecniche disponibili che consentano una notevole riduzione delle emissioni senza costi eccessivi;
  • se la sicurezza di esercizio richieda l’adozione di ulteriori tecniche;
  • se siano state emanate ulteriori disposizioni legislative in materia (art. 29-octies, d.lgs. n. 152/2006).

A quali aziende si applica l’AIA?

Un’azienda rientra nella procedura di AIA quando le sue caratteristiche trovano specifica rispondenza ai requisiti stabiliti in Allegato VIII (impianti di competenza regionale) e in Allegato XII (impianti di competenza statale) alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.

Per l’AIA sono individuate le seguenti categorie industriali:

  • attività energetiche;
  • produzione e trasformazione di metalli;
  • industria dei prodotti minerari;
  • industria chimica;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie…).

AIA e VIA principali differenze

Per quanto concerne i rapporti tra VIA ed AIA, considerato che la VIA si occupa dell’impatto di un’opera, attraverso l’esame del progetto, e l’AIA dell’impatto di una determinata attività, è facile comprendere che i due aspetti non possono correre su binari paralleli.

In questo senso, occorre introdurre una distinzione tra impianti che già esistono e impianti che devono essere ancora realizzati.

  1. Per gli impianti esistenti, già sottoposti a VIA, la sovrapposizione può sussistere, ma si tratta di un problema interno all’AIA, quale procedimento autonomo nel quale potranno essere acquisiti i dati prodotti nel procedimento di VIA.
  2. Per gli impianti da realizzare (o per le modifiche sostanziali soggette a VIA) si presenta un problema di coordinamento tra due valutazioni aventi in sostanza il medesimo oggetto, seppur considerato sotto diversi profili: la realizzazione dell’impianto è infatti funzionale rispetto all’insieme delle operazioni produttive che saranno portate avanti in quella sede, e l’impatto finale, che deve essere considerato anche in sede di VIA, non può prescindere dal tipo di attività che dovrà essere svolta.

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